il venerabile IGNAZIO CAPIZZI
TRA SPIRITUALITA’ E EVANGELIZAZIONE
Ignazio Capizzi è ricordato soprattutto come costruttore di grandiose opere (scuole, chiese, oratori, case di accoglienza per fanciulle pericolanti, residenze per sacerdoti) realizzate a Palermo, dove visse e operò per trent’anni fino alla morte (27 settembre 1783), e nella natia Bronte dove edificò il maestoso Real Collegio (1774 – 1778) con l’apporto delle maestranze locali e la direzione di quotati architetti palermitani.
In questa sua opera di costruttore, giustamente, il Capizzi è ammirato da tutti per la lungimiranza progettuale e l’infaticabile spirito di intraprendenza sempre guidato da fervente motivazione interiore alla quale corrispondeva la generosità delle più rappresentative famiglie nobiliari della città, ma anche la sensibilità della gerarchia ecclesiastica e l’apporto riconoscente del popolo di Bronte nella sua variegata composizione sociale.
Tuttavia, la figura del sacerdote Ignazio Capizzi richiede anche un cenno su aspetti meno conosciuti della sua eminente personalità: la spiritualità dell’uomo, il misticismo del sacerdote, il carisma dell’evangelizzatore, operatore di pace e di promozione umana.

La riflessione sul misticismo del sacerdote Ignazio Capizzi è tratta in gran parte dalle pagine letterarie del prezioso libro Elogio del Sacerdote D. Ignazio Capizzi proposto dagli Ecclesiastici Fratelli della Congregazione del Fervore in S. Giuseppe. Stampa di D. Gaetano Bentivegna, Palermo 1786 (Fondo antico della Biblioteca Borbonica).
La testimonianza dei confratelli della Congregazione del Fervore, tre anni dopo la scomparsa del Capizzi, racconta l’esperienza mistica del giovane sacerdote vissuta durante la celebrazione eucaristica come bersaglio di dardi che, generati dalla sacra icona della SS. Trinità, raggiungevano il corpo del Sacerdote con drammatica reazione della sua persona.
E ancora, il racconto che lo stesso Capizzi fece nel corso di una predica pronunciata nel Collegio della Sapienza: Una notte del S. Natale parvemi di essere insieme con Monsignor Del Castillo, che celebrava il tremendo sacrificio della S. Messa; facendogli io l’ufficio di Diacono parvemi vedere aprire il portellino del Sacro Tabernacolo ed affacciare da esso il pargoletto Gesù con una saetta nelle mani, il quale mostrava volermi saettare. Io allora cercavo di difendermi per non essere colpito. Esso però percosse e ferì.
Appartengono alle pratiche ascetiche le severe privazioni della persona, i digiuni, la rinuncia agli agi, le sofferenze fisiche volontarie inflitte al corpo col cilicio, l’immersione nell’acqua gelida per spegnere ogni ardore del corpo.
Interessante è sapere che ancora è custodito in Collegio il flagello adoperato dal Venerabile per la purificazione dello spirito, la penitenza e l’unione con la sofferenza di Cristo.

Domato il corpo, l’essenza spirituale era espressa dalla strenua volontà di elevare la mente e lo spirito alla gloria di Dio cantandone le lodi con la preghiera e le opere di carità.
A Dio la gloria, a me la fatica e i patimenti: è questo il programma di vita del Venerabile Sacerdote Ignazio Capizzi: vocazione cristallina, la sua, impregnata di fede, speranza e carità.
Le virtù teologali erano presenti nella sua vita fin da piccolo.
Ignazio, infatti, ancora bambino di sei anni, era un pastorello impegnato a pascolare le pecore per il disagio e lo stato di bisogno della famiglia, e fin da quella tenera età era portato al sacerdozio e ne avvertiva i primi richiami nella solitudine delle sue povere e precoci incombenze quotidiane ma anche nella favorevole condizione di contemplare la bellezza della natura e dei paesaggi della campagna brontese: emozioni forti che facevano vibrare le corde del suo cuore e lo predisponevano a guardare oltre l’orizzonte del suo duro vivere, a scrutare il piccolo universo della sua anima e immaginarsi parte di un infinito mistero, irresistibile attrazione, per lui, di amore e di eternità.
Era il dono della fede per Ignazio Capizzi: dono accolto nell’ umile vissuto della sua esistenza con l’animo contemplativo e l’intelligenza del cuore che lo mettevano in ascolto dell’intimo dialogo con Dio.
Il dono generato dalla autentica comunione spirituale che alimentava il soffio vitale della sua vocazione: seguire fedelmente la volontà di Dio e conformare la sua vita allo spirito di Cristo.
Questa era la luce interiore che, attraverso enormi stenti e avversità, amarezze e delusioni, ma anche coraggio, pazienza e perseveranza, lo portò a perseguire la strada del sacerdozio e a renderlo artefice di un apostolato fervente nella carità e nella speranza, al servizio del prossimo con eroica e autentica testimonianza evangelica.
Ignazio Capizzi è stato costruttore di pace, di progresso e di civiltà dell’amore ovunque abbia operato.
La sua missione sacerdotale è stata orientata a riconciliare le famiglie, ricomporre gli strappi nelle relazioni sociali, chiamare alla conversione la gente più derelitta ed emarginata ma anche essere guida spirituale del ceto aristocratico dal quale era molto stimato senza mai accettarne le lusinghe.
Egli dedicò tutto sé stesso per costruire il regno di Dio nella costante ricerca della giustizia, della pace, dell’amore e nell’annuncio della lieta notizia: Verbum caro factum est. Dio si è fatto uomo per salvare il mondo: mistero e verità insondabile del Dio misericordioso che ama e perdona.
Con la bontà del cuore, con l’umiltà e la testimonianza esemplare della sua coerenza al Vangelo, con la missionarietà operosa del suo amore per gli ultimi, Ignazio Capizzi ha esercitato un immenso e luminoso carisma pastorale suscitando in tutti ammirazione, stima e profonda devozione fino ad essere acclamato in odore di santità già subito dopo la sua scomparsa terrena.
La operosità apostolica del venerabile Ignazio Capizzi è ispirata da chiara visione solidale della vita sociale e da autentico slancio di carità cristiana per la promozione umana attraverso la cultura e la elevazione materiale e spirituale della persona.
Le opere realizzate a Palermo, città di adozione, sono numerose e di grande portata sociale ed ecclesiale. In particolare, la costruzione di vari Centri di educazione e sostentamento per i giovani:
Oratorio di San Filippo Neri, annesso alla chiesa dell’Olivella (dove Ignazio Capizzi visse quattordici anni ed esercitò un enorme richiamo con la sua missione pastorale);
"Collegio Maria" nei bassi della città per le ragazze moralmente a rischio; e poi, un altro "Collegio Maria" a Vicari; e ancora, compra dai padri Teatini e restaura un Oratorio in disuso per dare nuova sede alla "Congregazione Maria SS. del Fervore" trasferitasi dal Collegio Massimo dei Gesuiti; con instancabile operosità, erige all'Albergheria la "Sesta Casa" quale sede di una congregazione di sacerdoti che sotto la protezione di San Carlo si propone di insegnare il catechismo ai fanciulli e ai giovani, di visitare gli infermi in ospedale, ridare bellezza al canto dei vespri, dare corsi gratuiti di esercizi spirituali ai fedeli dei vari strati sociali; fonda una Casa del Clero e restaura l'annessa chiesa di sant'Eulalia; ingrandisce e migliora il Reclusorio delle ragazze annesso all'Ospedale grande e Nuovo di Palermo; fatto rettore, allarga i locali del Collegio "Santa Maria della Sapienza" per l'educazione delle ragazze povere (cit. da La Vita e i Fioretti del Ven. Ignazio Capizzi di Nunzio Galati, 1997).
Ignazio Capizzi, dunque, è stato realizzatore di grandi opere sociali nella Palermo del suo tempo a beneficio dei giovani e a difesa della dignità di ogni essere umano.
Operosità feconda che non è solo azione filantropica e altruismo ispirato dalla bontà d’animo, ma autentica espressione della santità di vita e manifestazione concreta della fede e dell’incontro con Cristo; testimonianza luminosa di carità sociale, cioè riverbero dell’amore misericordioso di Dio e segno autentico di amore incondizionato verso il prossimo; vocazione al servizio della persona umana e generoso sacrificio per il bene di ciascuno e di tutti.
Un amore caritatevole che trasforma il valore etico della benevolenza e lo sublima nella dimensione più alta della santità di vita. E tale è il Sac. Ignazio Capizzi: modello di vita cristiana e operatore instancabile di promozione umana; il San Filippo Neri della
Sicilia, come lo definì Pio IX il 26 maggio 1858 in occasione della proclamazione della eroicità delle virtù vissute dal Venerabile.
Occorre il riconoscimento di un miracolo ottenuto per la Sua intercessione al fine di portare a compimento il processo di canonizzazione e l’onore dell’altare.