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BRONTE & il collegio capizzi

BRONTE, Alle pendici dell'Etna

Storia di Bronte piccolo paesino alle pendici dell'Etna, famosa e conosciuta per il suo territorio ricco di piante di pistacchio.

Bronte, cittadina con oltre 18.000 abitanti, posta lungo un pendio lavico, sul versante nord-ovest dell'Etna, domina la valle del Simeto. Da qualunque parte si rivolga lo sguardo, si offre all'osservatore un panorama mozzafiato, contraddistinto dai colori tipici della campagna siciliana.

Dal punto di vista storico, i primi insediamenti di cui si hanno tracce sono quelli dei siculi, seguiti dai greci, siracusani, cartaginesi e romani. Nel IX secolo, a Bronte, giunsero gli arabi che apportarono importanti innovazioni, introducendo numerosi vocaboli nella parlata locale e, in campo agricolo, la pianta del pistacchio.

Nel 1040, gli arabi furono sconfitti dai bizantini, guidati dal generale Giorgio Maniace, alleatosi con i normanni e, in seguito a questa vittoria, venne costruita l'Abazia benedettina di S. Maria di Maniace.

Nel Medioevo, Bronte fu uno dei 24 casali, di cui si componeva il territorio circostante, e appartenne al potente monastero di Maniace fino al 1535, anno in cui Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero, ordinò l'Unificazione dei casali sotto il motto "Fidelissima Brontis Universitas".


Nel 1799, dopo circa 4 secoli di sottomissione all'Ospedale grande e nuovo di Palermo, Bronte, con gli annessi territori, fu donato all'ammiraglio Horatio Nelson, come ricompensa per aver represso la rivolta partenopea scoppiata a Napoli, riportando così sul trono del Regno delle due Sicilie re Ferdinando IV di Borbone.

Nel 1860, Bronte divenne tristemente famosa per l'eccidio compiuto da Nino Bixio, per ordine del generale Giuseppe Garibaldi il quale, in questo tragico epilogo, venne meno alle promesse di distribuzione delle terre ai contadini, in quanto tali terre appartenevano ai Lord Inglesi, che lo stavano sostenendo nello sbarco dei mille.

Oggi, il centro storico di Bronte continua ad affascinare i visitatori con le sue caratteristiche stradine ad andamento tortuoso ed arabeggiante e con ripide scalinate.

Il Corso Umberto, via principale, taglia in due il paese. Calpestando le tipiche basole squadrate in pietra lavica, di cui si caratterizza, si arriva fino al prospetto del Real Collegio Capizzi.
Il Real Collegio Capizzi, edificato per volere del venerabile sacerdote Ignazio Capizzi, ha rappresentato e rappresenta ancora oggi uno dei centri culturali più vivaci dell'isola.

Sorto sotto il regno di Ferdinando III di Sicilia, il Collegio rappresentò l'unico centro di fervore culturale, in un momento storico in cui la Sicilia era stata esclusa dal risveglio culturale permeato da idee illuministiche, che riguardava la restante parte del Regno delle due Sicilie.

Ignazio Capizzi, durante il suo ministero sacerdotale a Palermo, aveva maturato la consapevolezza di dover dotare Bronte di un istituto di istruzione tale da accrescere il livello culturale dei giovani del luogo. Nonostante la scettica considerazione dei notabili del tempo e le oggettive difficoltà socio-economiche, iniziò le trattative per reperire le risorse necessarie a costruire delle pubbliche scuole di educazione.

Anche dal Re Ferdinando III ottenne la concessione di 200 onze annue, in perpetuo, per la costruzione e il mantenimento delle scuole. Dopo anni di delusioni e speranze, di difficoltà e impedimenti, con perseveranza e tenacia, il primo maggio 1774, "benedisse e pose la prima pietra alla novella fabbrica" che avrebbe compreso non solo le stanze dell'educazione, ma anche un'importante biblioteca, i dormitori per i convittori, il refettorio, la cucina, i servizi.

Il completamento dell'edificio avvenne nell'ottobre 1778, quando il Collegio fu inaugurato.
Padre Ignazio Capizzi, sulla base della sua esperienza personale di educatore, scrisse anche le regole dell'Istituto: ne disciplinò gli studi, l'elezione del rettore, gli stipendi degli insegnanti, i doveri e gli obblighi dei maestri, dei convittori e degli studenti.

Nel 1837, il Collegio assunse il titolo di "Real Collegio Borbonico", restando al passo con i tempi, aggiornando e aumentando le materie di insegnamento che, fino a quel momento, erano state solo cinque: aritmetica, grammatica inferiore e superiore, teologia e filosofia. Solo nel 1861, in onore del suo fondatore, venne denominato "Real Collegio Capizzi".

Oggi, non più destinato a convitto, mantiene la sua funzione di fucina di elaborazione culturale e di centro di studi, intorno a cui ruota la vita culturale di tutta la cittadina.

PANORAMA BRONTE AL SORGERE DELLA LUNA
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